67. Giocare alla piccola arredatrice. Manuale per farsi lasciare

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maggio 28, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

67. Giocare alla piccola arredatrice.

 Se avete a disposizione una certa quantità di denaro da potere investire, estro creativo, molta pazienza e anche una discreta forza fisica, potete trasformare la vostra stessa abitazione in un meccanismo ad orologeria che poco a poco stritolerà il malcapitato convivente, senza che lui abbia a sospettare che si tratta di una strategia per togliervelo dai piedi.

Come già detto altrove, per quanto siano esistiti ed esistano tuttora uomini dotati di un certo qual senso dell’avventura, questo, una volta creato il nido domestico, ed acquistato un televisore ed un divano, tende a decrescere rapidissimamente fino a livelli che farebbero invidia ad un gatto castrato.

Quando un uomo stabilisce la propria dimora, ne fa il suo rifugio contro le avversità e le incertezze del mondo;

è qui che, dopo una giornata di fatiche, viene a rifugiarsi, e l’ultima cosa che desidera è che nella sua tana vengano apportate spiazzanti variazioni.

Tutto deve tendere all’immobilità, alla staticità, all’eterno.

Voi, invece, dovrete lavorare nella direzione opposta.

La prima cosa da fare è sbarazzarsi di quel vecchio scendiletto tutto sfrangiato, che puzza come se ci avesse dormito un cane bagnato negli ultimi quindici anni.

Sulle prime lui non capirà;

quindi arriverà da voi con la classica, fatidica domanda:

che fine ha fatto lo scendiletto?

Voi, come se steste parlando dell’eutanasia del suo migliore amico, ammetterete:

l’ho buttato.

Era tutto rovinato, e puzzava.

Ma te ne ho comprato uno bellissimo (che sarà ovviamente peloso, e fucsia).

Osservate la luce spegnersi nei suoi occhi, e capirete l’entità della ferita che si è aperta nel suo cuore.

Da questo momento in poi, siete una sorvegliata speciale;

dovrete quindi muovervi con estrema cautela, perché lui potrebbe anche ribellarsi.

Cominciate a cambiare l’arredo del bagno. Noterete che la prenderà relativamente con filosofia, fino alla sparizione del portariviste.

Ancora non glie lo avete detto; ma la vostra linea di condotta sarà, come da classico paranoide, ogni stanza, un colore diverso.

Il bagno è azzurro.

Tutto.

Piastrelle, maniglie, porta spazzolini, ma anche le salviette, la carta igienica e persino il sapone liquido.

Quello degli ospiti: stessa cosa, ma in giallo.

Il suo studio: rosso acceso (così che gli si impossibile rilassarsi).

La cucina, bianca come i film di fantascienza anni ’60.

Non potrete mancare di spostare tutti i mobili secondo i dettami del Feng Shui, e di trasformargli la casa in una sorta di labirinto per topi bianchi grazie all’uso sapiente di tramezzi di cartongesso e vetrocemento.

Certo, ad eccezione dei mobili residui, quei pochi.

Ovvero:

quelli che voi amate.

I suoi, fossero anche di antiquariato, preziosissimi, finiranno in un vecchio magazzino semi allagato in periferia, alla mercè degli immigrati abusivi.

E adesso:

preparatevi per le ultime cartucce, le più pesanti.

Via il vecchio tappeto stinto sul quale giocava da bambino:

è antiestetico, e non fa pendant col colore della carta da parati (a fiori, o a disegni geometrici che avrebbero fatto vomitare Klee).

Via libera alle tende, invece, chilometriche, pesantissime, dotate di sbuffi e volant, ovunque; se vuole rivedere la luce del sole, dovrà impegnarsi a spostare sei ettari di tessuto ogni volta.

E finalmente:

il colpo da maestro.

Una sera di giugno, studiata in modo che coincida con una partita dell’Italia per la qualificazione alla semifinale,

lui tornerà a casa e scoprirà che

il primo acquisto della sua età adulta, il simbolo della sua indipendenza, il compagno fedele di tanti anni duri ma felici, non c’è più.

Potrà trovare il suo divano, se è abbastanza veloce, fuori dal cancello dell’isola ecologica più vicina.

D’ora in avanti, la posta, fategliela recapitare direttamente lì;

perché è lì, che si stabilirà.

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