61. Lamentarsi in continuazione. Manuale per farsi lasciare

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maggio 22, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

61. Lamentarsi in continuazione. Manuale per farsi lasciare

La vita, è difficile.

Ce ne accorgiamo ogni giorno, di quanto a volte sembri di correre in salita con un frigo sulle spalle.

E non di rado, abbiamo bisogno di tutte le nostre forze, per arrivare a sera, e magari anche di qualche ulteriore iniezione di entusiasmo.

Figurarci il piacere che ci può fare doverci anche accollare le paturnie altrui, allora!

Già abbiamo da portare al collo una zavorra non indifferente:

noi stessi.

La capacità di grattare le rogne di un partner che vede costantemente nero e non fa altro che piagnucolare e lamentarsi, in un arco di tempo medio lungo, è praticamente zero virgola zero, o anche zero assoluto.

In generale, gli uomini non sono fisiologicamente attrezzati per portare una gran pazienza, nei confronti delle situazioni non risolvibili con un fucile mitragliatore o con un martello da dieci chilogrammi;

non parliamo poi dell’uomo moderno, coi nervi ridotti a un fascio di spaghetti tremebondi dalle mille, inutili sollecitazioni quotidiane che vanno dalla preoccupazione per chi vincerà lo scudetto a come far sparire le voci tassabili da collaborazione continuativa dalla dichiarazione dei redditi.

Benissimo:

come di consueto, noi qui ci proponiamo di prenderglieli, quei nervi, e grattarglieli con la carta vetrata finissima giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, fino a quando il peto di un passero arriverà a sembrargli parte della universale cospirazione per rendergli la vita insopportabile, e gli impedirà di dormire, di mangiare e di fare sesso.

Cominciate per gradi, per tastargli il polso.

Lamentatevi semmai di qualcosa che indiscutibilmente non funziona, meglio se non attribuibile a lui;

c’è gente che semplicemente non sopporta il lamentìo, potrebbe andarvi di lusso, e ve lo togliereste dai piedi in men che non si dica.

Se così non fosse, preparategli una vera e propria offensiva militare, da perseguire con enorme determinazione e pazienza.

Lamentatevi del tempo:

se piove, perché piove, se c’è bello, fa troppo caldo, e magari e pioveva potevate starvene in casa a farvi coccole.

Prende a piovere:

ma insomma, uffa, proprio ora che vi eravate convinte all’idea di uscire!

La politica?

Uno schifo.

Lo sport?

Non c’è più niente di genuino, sono tutti incontri combinati.

La religione?

Predicano bene, e razzolano male.

Vi invita al cinema?

Accettate entusiasticamente.

Non potete permettervi di perdere questa splendida occasione per criticare

il regista,

la sceneggiatura,

il sedile,

il popcorn,

la bigliettaia,

l’impianto di condizionamento,

il prezzo del biglietto

e il fatto che è finito troppo tardi, che domani dovete lavorare.

Al ristorante?

Meraviglioso:

dal tavolo che traballa

alla scollatura della cameriera,

passando attraverso tutte le possibili lamentele attribuibili ad un qualsiasi cibo

(che si sa, essendo i gusti cosa soggettiva, nessuno potrà dirvi che avete torto a prescindere),

per non parlare di quanto è salato il conto, alla fine,

e di come sono stati sgarbati e fuori moda.

E state sempre un poco male,

e gli amici non vi chiamano mai,

e non ci sono più i veri amici,

e guarda per televisione cosa passano

– se le soubrette si spogliano, guarda che schifo,

e se si vestono, come sono antiche –

e non mi dire che sono ingrassata,

e perché non mi dici che sono ingrassata?

Sono ingrassata così tanto?

Se proprio non vi viene, perché non siete di carattere, prendete a modello qualcuno che conoscete, vecchie zie, madri, cognate, personaggio di film, e copiate pure liberamente.

Ascoltate “Cara ti amo” di Elio e le Storie Tese, intramontabile.

Insomma:

voi donne sapete essere assolutamente speciali, incomparabili, quando si tratta di maciullare gli zebedei a chi vi sta intorno.

Non dovete fare altro che ridurre gli attimi di intervallo tra un borbottio e l’altro.

 

 

 

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