Fargli nutrire organismi a crescita infinita. Manuale per farsi lasciare

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maggio 11, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

50. Fargli nutrire organismi a crescita infinita. 

Ci siamo passati tutti, è inutile farne un dramma.

Certo, alcuni di noi non si sono ancora ripresi dallo shock;

i più, hanno semplicemente giurato che non si faranno mai più infinocchiare con simili terribili trappoloni.

Ma, come recita il vecchio adagio, mai dire mai;

la stessa fregatura si può sdoganare in tanti modi diversi, e se glie lo chiedete voi, facendo gli occhi dolci, è più probabile che ci caschi.

Di cosa sto parlando?

Di tutte quelle creature impropriamente considerate alimenti, a base di fermenti vivi e prolificissimi che qualche anima gentile di tanto in tanto ci sbologna.

Mettiamo che dobbiate stare lontane da casa per lavoro, o per ferie, per qualche tempo.

Non si prenderebbe cura dei vostri fermenti lattici, visto che è così gentile, preciso, puntuale, premuroso?

Il malcapitato, pensando che tutto sommato un vasetto di fermenti lattici sia di certo meno impegnativo di un cane, un gatto, un acquario, che sono creature esigenti, fameliche e molto mobili;

specie i pesci, poi, dotati di un vero talento per morire alla vigliacca, quando sono affidati alle cure di chi non vorrebbe mai morissero.

Povero illuso!

Chi ci è passato, sa bene come funziona.

Il primo giorno, ok, un bicchiere di latte, un cucchiaio di zucchero, e tutto è compiuto.

Il secondo giorno, ah, piccoli famelici!

Un bicchiere e mezzo, un cucchiaio e mezzo di zucchero.

Terzo giorno.

Diventano gialli.

Il giorno successivo:

è ora di cambiare vasetto, sono praticamente raddoppiati.

Cercate di programmare questa terribile ordalia facendola coincidere con un vostro periodo di assenza abbastanza lungo;

perché in capo a un mese, si troverà con una damigiana di fermenti lattici già organizzati in 4 sindacati fieramente avversi l’uno all’altro, che consumano ogni giorno almeno 8 litridi latte e 3 chili di zucchero – non raffinato, naturalmente.

E meno male che non erano esigenti.

C’è da chiedersi se non costi meno comprarselo, lo yogurt

(risposta: SI).

Se li sognerà anche di notte, e se farà l’errore di gettare le eccedenze nel water non potrà mai più avvicinarsi ad uno scarico senza un po’ di timore.

Lo sanno tutti:

i fermenti per fare lo yogurt vanno fermati con un paletto di frassino nel cuore (e già, a trovarglielo…), decapitati o bruciati.

Stesso discorso per le bevande tipo Kefir, o le famigerate Torte dell’Amicizia, orribili catene di Sant’Antonio che qualche sadico comincia e poi vi passa un pezzetto, dopodiché per allentare la morsa voi diffondete il contagio presso amici e parenti.

Il Kefir, ad esempio, parte da un po’ di zucchero e un goccetto di vino bianco tipo Tavernello, per arrivare, due settimane dopo, a esigere il Berlucchi, e in un mese una bottiglia di Dom Perignon ad ogni luna piena.

Questo, sia detto anche a vostro uso e consumo:

state accorte, e se appena potete non accettate questi doni;

è come quando i Rajah regalavano un elefante bianco ai loro nemici, per condurli alla rovina economica.

Come vedete, ci sono molti modi per condurre un uomo alla disperazione;

questo, è forse un poco crudele, però non manca di una certa qual sottigliezza.

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