Costringerlo a praticare sport estremi. Manuale per farsi lasciare

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aprile 27, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

36. Costringerlo a praticare sport estremi. 

Diciamoci la verità:

di solito, sono le donne, a seguire l’uomo, come già aveva indicato come preferibile la Bibbia a suo tempo.

E infatti;

non si capisce per quale motivo siate disposte ad assecondarci in una miriade di inutili cretinaggini, che poi arriverete ad odiare, quando noi, dal nostro canto, saremmo più che lieti di trovarci a metà strada (ma non lo shopping, no, non lo shopping, per carità).

Già allora, visto che non siamo abituati, il provare a trascinarci in una qualsivoglia attività (trascinarci? Attività? Basterebbe questo!!!) ci può spiazzare gravemente.

Ma come?

E i ruoli, i cari vecchi ruoli, che fine hanno fatto?

Io Tarzan, tu Jane, andiamo in collina e io porto la radio per ascoltare le partite?

Eh?

No?

E invece, voi, dovete essere spietate.

Dovete abbandonare per qualche tempo l’idea che una giornata colma di rischio sia quella che vivete uscire di casa senza esservi passate il deodorante ascellare.

Di nascosto, allenatevi come se doveste fuggire da un campo di concentramento siberiano.

Uno, due, tre mesi.

La durezza del training, per un poco, vi distoglierà dalle vostre paturnie.

Poi, sfoderate la carta vincente;

abbonatevi a riviste tipo “Avventure suicide in Malesia”, “No limits world”, “Soldier of Fortune”, e simili.

Infine, è giunto il momento di trascinarlo con voi in una delle tante esperienze suicide che il mercato attuale offre.

Potete iniziare con qualcosa di tranquillo, tipo, vedere se riesce a perdere la vita tra i flutti mentre fate rafting.

Una morte silenziosa, e niente affatto sporchevole;

a volte, non resta nemmeno la salma da seppellire.

Il freestyle motocross invece, o la sua versione da ciclisti, quelli che salgono sul Cervino e si buttano in discesa senza freni, può spaventare già un po’ di più;

per quante protezioni si possano mai indossare, se uno cade, tempo che arrivi al piano è consumato come una gomma da cancellare.

Parapendio e paracadutismo sono mooolto emozionanti;

il bungee jumping, forse, per il rischio limitato che comporta, è meglio farglielo fare proprio come prima cosa, o altrimenti, dopo, tutta questa paura non c’è.

Io poi personalmente lo indirizzerei verso le prodezze delle varie espressioni del Base Jumping:

tipo, lanciarsi in canyon desolati, dentro grotte verticali fino nel cuore del centro della Terra, al buio come pipistrelli, o giù da tralicci o torri storiche, con un tempo di apertura del paracadute pari a quello del battito di ali di un colibrì.

Non solo sono esperienze assolutamente terrificanti, ma a lungo andare, anche quasi certamente letali.

Se non dovesse bastare, potete sempre orientarvi verso traversate del Pacifico in canoa, o jogging sul pack artico, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Si spera soltanto che lui decida che ci tiene alla propria pelle più di quanto voi non  teniate alla vostra.

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