Diventare femminista. Manuale per farsi lasciare da un uomo.

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aprile 18, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

27. Diventare femminista

Ma femminista sul serio.

Cioè, non farneticare di orgoglio e rivendicazioni femminili, di emancipazione e di potere alle donne solo dopo aver visto un paio di puntate di “Sex & the City”;

qui si tratta di riempire con un poco di fanatismo le vostra giornate.

Niente come il fanatismo, per divenire rapidamente insopportabili;

se poi l’argomento è questo, il risultato è garantito in brevissimo tempo.

Il vostro uomo, pensate! Ha scelto di passare il proprio tempo con voi perché apprezza le vostre doti muliebri;

il come vi vestite, i discorsi che fate (o che non fate), il vostro essere ricettiva, materna ed arrendevole, e, sì, anche per fare sesso, di tanto in tanto, beninteso.

Tutte queste cose:

via, zac, taglio netto.

Improvvisamente si troverà in casa una novella Emma Goldman inferocita nel ritorno dall’aldilà.

Una che brucia gonne, perizomi e calze di nylon nel camino.

Che se qualcuno si azzarda a indicarle il sedile sull’autobus gli fa una filippica di trenta minuti, prima di capire che era solo per poter avere il posto necessario a passare per scendere.

Che per lei il posto che spetta all’uomo nel contesto domestico attuale  è incerto solo perché ritiene di non avere sufficiente spazio nel forno.

Non c’è nulla per fargli capire che aria tira quanto mettere in chiaro che, per quanto riguarda il sesso, d’ora in avanti sarà meglio si scordi di averne uno, quantomeno se voi siete in un raggio di ottocento metri;

quanto a voi, la moderna elettronica è in grado di fornire tutto il necessario.

Ma non per questo dovete scansarlo.

Oh, no.

Anzi.

Ogni potenziale occasione per farlo sentire uno straccio indegno è ghiotta.

Mettiamo che a una cena qualunque con amici lui se ne esca con l’idea di portarvi a Bali, per farvi un regalo?

Subito voi intavolerete una orribile discussione sul ruolo di terribile subalternità delle donne di Bali, dei problemi del turismo sessuale e della schiavitù che lega la donna contemporanea al porco maschio sciovinista.

Aspettate che le altre donne presenti, boccalone, si infervorino anche loro, e prendano le vostre parti disprezzando i reciproci compagni (in ogni guerra, ci sono danni collaterali).

Poi scappate e tutti in asso, e godetevi la rissa da lontano.

Inutile dire che la stessa scenetta potrete ripeterla a proposito di qualsiasi destinazione;

di solito, gli interlocutori sono troppo ignoranti per potervi ribattere con cognizione di causa, e poi, in ogni caso, che importa?

Non è detto che dobbiate avere ragione.

Dovrete solo comportarvi come arpie.

In breve tempo dovreste cogliere i frutti assieme dell’aver reso un inferno il vostro letto e dell’isolamento sociale. Infallibile.

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