Carlo Vanni Vs. La Torre Nera (è una ciofeca)

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aprile 13, 2011 di carlovanni

Leggo che Javier Bardem interpreterà Roland di Gilead nella riduzione schermatica de “La Torre Nera”, la saga in 9 mattoni del compianto Stephen King.

Oh che gioia.

Non fraintendetemi: io amavo davvero Stephen King.

Lo amavo come solo può amarlo un ragazzino che scopre come prima cosa “A volte ritornano”, che poi procede con “L’incendiaria”, “Christine, la macchina infernale”, “Shining”, “Le notti di Salem” e “La zona morta”. Romanzi perfetti, racconti perfetti.

Lo amavo come solo può amarlo uno che scopre per caso i libri di Richard Bachman a partire da “La lunga marcia”, ineguagliabile.

Ci ho scritto persino una tesi sopra, il soprannaturale nella letteratura da Frankestein a Stephen King, e l’assistente di Eco si è inchinato alla letteratura popolare.

Poi, altre cose. Brutte, più brutte, e bruttissime. Tipo “Cuori in Atlantide”, “Tommyknockers”, per non dire di “Cell”, o di altre sconcezze di Richard Bachman (ma a che pro?). Lo strabicone ha tirato fuori DI TUTTO da quel cassetto degli scarti, è riuscito a vendersi la stessa roba tre o quattro volte;

ad esempio, dal canovaccio de “La metà oscura” escono anche “Finestra segreta, giardino segreto” e la sceneggiatura orrenda per l’orrendo film tratto da essa.

Sì, perchè le riduzioni televisive e cinematografiche spesso non sono meglio.

E con “La Torre Nera”, io mi sono fermato.

L’avevo iniziata nel 1996, complice il mio amico Carlo Badodi, e siamo diventati amici confrontandoci su Stephen King;

poi mi ero fermato, poi, quattro o cinque anni fa, ho ricominciato, e l’ho fatta secca tutta nel giro di un mesetto o due.

Beh?

Ma che cagata è?

Impossibile sbagliarsi:

Stephen King per questa “saga” (e mai come ora un cambio di vocale ci starebbe bene) ha veramente svuotato tutti i bauli.

C’è un intero capitolo che è proprio in tutto e per tutto un western, chiaro segno che, da giovane, prima dell’horror aveva provato – senza successo alcuno – altre e diverse strade, poi goffamente riattato con qualche strega cattiva qua e là e possessioni diaboliche e globi magici;

per non dire delle aragoste irritanti del primo capitolo (ma vaffanculo), del trenino scrotoledente e stronzissimo, e tanto altro ancora.

“L’uomo in nero fuggì nel deserto, e il pistolero lo inseguì”.

E di tutta questa grande sega (azz, l’ho detto) scaturita da un poema di un incolpevole Browning

http://classiclit.about.com/library/bl-etexts/rbrowning/bl-rbrown-childe.htm

Povero Childe Roland, intrappolato per sempre in circa 200 Euro di regalìe alla Sperling & Kupfer per le quali nessun finale val bene come un finale a caso, basta invocare la Sacra Arte della Psicosega.

King riesce a sputtanare qualsiasi regola del buon scrivere (o dell’onesto scrivere) preoccupandosi di portare a compimento una cosa in cui non può credere, salvo che è reale, come poi dimostra il suo conto corrente;

e per continuare a prenderlo sul serio come scrittore, e a devolvere a lui i soldi sudatissimi, scusate, serve gente che ha più pazienza di me, o che al solo nome STEPHEN KING si sbrodola.

Leggere e sbrodolarsi: preferisco tenere le due cose separate.

A giudicare dalle macchie di molti libri presi in biblioteca, magari molta gente non è del mio avviso.

Li comprassero loro.

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