Diventare un clone di sua madre. Manuale per farsi lasciare

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aprile 8, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

17. Diventare un clone di sua madre

Sarà per pigrizia, sarà per comodità, per vigliaccheria, per conformazione genetica o perché la società va così, ma noi uomini, fin troppo spesso, se non usciamo di casa per motivi professionali capita che non facciamo altro che passare dalla tutela di una donna – la madre – ad un’altra – la compagna.

Di solito, lo si fa (o si dovrebbe farlo) perché si pensa di aver trovato in voi una persona con la quale condividere la vita, poca o tanta che sia.

Se si è normali, beninteso.

Non che non esistano un gran numero di bamboccioni che pensano di trovarsi un surrogato della mamma, qualcuna che, in fondo, costa meno della domestica, e porti magari pure a casa uno stipendio;

ma questi (che purtroppo non sono affatto casi limite) sono personcine malsane, con le quali, in primo luogo, non avreste mai dovuto accompagnarvi.

Invece, un uomo definibile come tale, sa bene quali sono i posti corretti riservati alla propria madre ed alla propria donna:

ciascuna nel proprio letto, per carità, con buona pace del dottor Freud e delle sue fissazioni.

Lui NON VUOLE vivere con sua madre: altrimenti, sarebbe rimasto lì, era tutto molto meno costoso.

In realtà, non la sopporta.

Ci ha messo trent’anni per liberarsene, e vivrà come un vero e proprio incubo la scoperta, o anche il solo, semplice sospetto, che la possibilità che voi siate la stessa persona in un diverso chassis (per quanto, di sicuro migliore, o almeno si spera).

Lavoratevelo quindi con tutte le mille, piccole e grandi angherie che madri allucinate, devastate dagli input di riviste di moda, di cure per la casa, manie asfissianti delle madri (anche loro ne hanno avuta una, compatitele) vi hanno insegnato nei lunghi e duri anni della vostra convivenza.

“Le pattine! Ho appena dato il lucido!!!”;

“Ma quante camicie cambi, al giorno?”;

“Non puoi bighellonare per casa tutto il giorno, datti da fare!”,

giusto per dare qualche esempio.

Più si va sulle frasi arcinote, che di certo avrà sentito mille volte, e più l’effetto è garantito:

“Questa casa non è un albergo!” dovrebbe senz’altro fargli venire voglia di strozzarvi;

occhio ai segnali che precedono eventuali scoppi d’ira, non state cercando di suicidarvi.

Voi cercate più che altro di creare un’atmosfera irrespirabile.

Se volete un effetto dirompente, vi consiglio senz’altro di usare concetti che si potrebbero usare con un bambino:

“I  tuoi amici non mi piacciono tanto, non mi va che frequenti persone simili”,

“Hai lavato le mani / i denti?”,

o, la bomba atomica, magari da sganciare urlando dalla finestra, mentre si appresta ad andare a giocare a stecca coi suoi compari:

“Ti sei cambiato la biancheriaaaaaa???!?!? Nooooo??!??!?! E se ti succede qualcosaaaaa?!??!?!?”.“.

 

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