Manuale per farsi lasciare – 5

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marzo 27, 2011 di carlovanni

5. Simulare ipocondria

C’è solo una cosa peggiore dell’avere una malattia: avere tutte le malattie.

Clinicamente, la logica direbbe che è una condizione impossibile: nel momento in cui ne doveste contratte o sviluppare una letale ed a rapido decorso, l’insorgere di questa vi metterebbe nella condizione di non potervi più ammalare d’altro. Ovvero: nella condizione di defunte.

Ad ogni modo, non perdetevi d’animo, perché è perfettamente possibile soffrire di tantissime patologie contemporaneamente: ancora meglio, è vantaggioso simulare l’unico disturbo che vi consente di avere tutti gli altri, senza per questo doversi preoccupare delle conseguenze sul vostro organismo.

L’ipocondria è una nevrosi talmente utile e straordinaria per l’uso che ne dovete fare che, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla.

Avete mai visto un ipocondriaco al lavoro? Qualsiasi malattia, disturbo, stato patologico, moto dell’animo disturbante del quale viene a sapere, egli si preoccupa subito di esserselo preso; perché in sé legge, chiaramente, sintomi e manifestazioni di un decorso tanto accelerato quanto singolarmente terribile del male.

Se ne conoscete uno, improvvisate un breve aneddoto circa un qualche malanno di un vostro amico. Lo vedrete immediatamente sbiancare in volto, i movimenti rallentati, come se la malattia, uscita dalle vostre parole, fosse in cerca di una nuova vittima, e lui muovendosi senza dare nell’occhio pensasse di poterle sfuggire. La strenna più meravigliosa che potete fare ad un ipocondriaco è una enciclopedia medica; potete stare certe che passerà lunghe notti insonni guardando le figure, orripilato dall’aspetto che avrà nel momento in cui il male, del quale stando al testo lui è un proprio un caso accademico, avrà raggiunto il massimo della sua virulenza.

Se volete un esempio chiaro di come si simula un simile stato, non avete che da andare a trovare vostra madre. Le mamme, sono maestre nell’arte di attirare l’attenzione simulando stati di salute terribilmente compromessi; e, in fondo, alla base dell’ipocondria c’è anche una forte componente di questo genere, come ci insegna l’intramontabile “Malato Immaginario” di Moliére.

In che modo possiamo mettere a frutto tutto questo? Per gradi, naturalmente, come al solito.

La prima cosa da fare è disseminare ad arte in giro per casa un paio di dozzine di riviste mediche; vanno benissimo anche quelle succedanee di naturopatia che potete acquistare in qualunque edicola, da rinforzare semmai con quelle puramente informative che potete trovare, del tutto gratuite, in qualsiasi farmacia. Se volete strafare, potrete approfittare di una delle tante visite dal medico condotto che farete, e approfittarne  per grattargli una delle tante illeggibili riviste scientifiche che lui pretende i pazienti in attesa leggano, così, per passare il tempo (e se sono, come molti, ipocondriaci, entreranno sciorinando sintomi a profusione).

Le molte visite dal medico servono a far preoccupare il vostro compagno; il dottore, dal canto suo, sarà ben lieto di prescrivervi qualche costoso placebo, a seguito della diagnosi di una delle tante sindromi per le quali le case farmaceutiche fanno le budella d’oro. E le prescrizioni innescheranno, a loro volta, un circolo vizioso che dimostra che siete malate davvero, ma di qualcosa che non si avvera mai, ma siccome non state bene tornate dal dottore e si ricomincia da capo.

Circa le malattie da manifestare: i più diligenti sono in grado di procurarsi paralisi, eruzioni cutanee, osteoporosi, problemi muscolari e cardiaci, asma e shock anafilattici vari; e il bello è che finiscono per soffrirne veramente!!! Volete voi essere da meno? Immagino di no.

E se un malato allontana da sé le persone, un malato immaginario le allontana al quadrato, perché il sospetto che lo faccia apposta, o che il tutto derivi da problemi imputabili a lui, aleggerà sempre nell’aria.

Una tecnica perfetta e insospettabile, con due soli limiti: potrebbe essere ipocondriaco anche lui, e vi toccherebbe accudirlo; e a forza di gridare al lupo, se vi doveste ammalare davvero, sareste spacciate.

Ma infine, la morte è una liberazione anch’essa, no?

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