Manuale per farsi lasciare – 4

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marzo 26, 2011 di carlovanni

4. Simulare una malattia grave ed incurabile

Tutti vi diranno di non vedere l’ora di prendersi cura di voi, di potervi raccogliere se cadete, rappezzare se vi lacerate, e incollare se vi riducete in mille piccoli pezzi come Gatto Silvestro. C’è anche nella formula che recitate durante le nozze: “In salute, e in malattia, finchè morte non ci separi” (sul finale, molti dominano a stento l’impulso di fare le corna, altri toccano ferro, altri ancora incrociano le dita dietro la schiena). Non date retta, sono tutte fesserie. La verità è che tutti, ma proprio tutti, sognano, o comunque sperano, di trovare un partner ragionevolmente sano, qualcuno a cui affidare la lettura di un libro di media lunghezza confidando nel fatto che viva abbastanza da arrivarci in fondo. Esistono, sì, casi in cui un uomo come un cane fedele è in grado di stare per una vita al capezzale della moglie, ma sono sporadici, isolati, e non fanno primavera. E comunque, stiamo parlando di coppie stabili, ormai in via d’estinzione. Ora come ora, è già dura far loro capire che, sì, il ciclo arriverà puntuale, una volta al mese, per molti anni; e, no, non debbono preoccuparsi di cauterizzare la ferita, si tratta di un fatto strano, ma fisiologico, davvero. Fate mente locale: si tratta di un evento per il quale non morirete, vi ristabilirete entro brevissimo tempo, e non causerà danni permanenti; eppure, siete così lagnose ed evidentemente sofferenti che lui se potesse vi rinchiuderebbe in una cella di isolamento, fino al termine dell’emergenza. Avete qualche dubbio che simulare una malattia cronica, meglio se a decorso lunghissimo, devastante e mortale, potrebbe risultare letale per il vostro menàge? Cercatevi qualcosa di particolare, tipo una rara malattia autoimmune, che all’apparenza non dia segni esteriori. Meglio ancora, qualcosa che lo obblighi a stare a vostra disposizione dalla mattina alla sera, per tutto il resto della sua vita. Tipo Clara, sulla sedia a rotelle: persino Heidi si è stufata prima, o cammini, o ti faccio divorare dal San Bernardo. Anche la lebbra, è perfetta. Vi mette persino in condizione di non dover più simulare i mal di testa anticopula, sarà lui a insistere affinchè stiate alla debita distanza (tipo, ottocento metri, potrebbero bastare).

Naturalmente, tutte le malattie richiedono un certo qual estro artistico, per essere simulate, come già detto; e in certi casi, è consigliabile anche una buona preparazione per quanto riguarda il make-up. E oltretutto, preparatevi all’autoisolamento sociale; certo, ci sono ovunque i buoni samaritani (che se volete toglierveli di torno, basterà che siate sgradevoli: puff, via, come neve al sole), ma la maggior parte delle persone sane – loro, i normali, vi scanseranno senza un attimo di indecisione. Le buone azioni sono quelle che si fanno ben lontane da casa, così ci si può sempre defilare discretamente, se ci si stufa. Insomma: una tattica di sacrificio, che richiede maturità, competenza e capacità di resistenza. Valga per tutti gli stati patologici quanto detto a proposito della depressione: potrete simulare anche miracolose guarigioni per vedere se, una volta che non si senta troppo in colpa, si decida a lasciarvi. E anche qui, se volete apparire genuinamente sofferenti, pensate alla prospettiva di averlo tra i piedi a vita, vedrete che assumerete un aspetto sofferente naturalissimo. Alla peggio, potrete sempre darvi una martellata sull’alluce.

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