Ancora su Patrick O’Brian

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febbraio 28, 2011 di carlovanni

Ieri mi sono preso un attimo di tempo per dire due parole sul suo ultimo libro. Oggi, visto che sono in molti a non conoscerlo, spiego qualcosina in più.

I dati biografici e la bibliografia, non mi sembra veramente il caso di sforzarsi di ricopiarli dalla comoda Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Patrick_O’Brian

Quello che invece magari interesserà un poco di più è un parere da lettore, di quelli che ti fanno decidere, quando sei lì che cazzeggi in libreria, cosa acquistare nel corso di una orribile crisi di astinenza da racconti.

Bene; come la maggior parte delle mie letture, ho scoperto O’Brian tra gli scaffali delle fornitissime biblioteche reggiane (secondo me la parte migliore di Reggio Emilia, altro che asili…); c’erano in disordinata fila sei o sette titoli editi da Longanesi, e mi sono portato a casa il primo.

Un po’ titubante, a dire il vero. Perchè delle avventure marinaresche, ne avevo piene le tasche fin da piccolo. “L’isola del tesoro” mi aveva lasciato molto perplesso; e “Moby Dick”, fa parte di quella categoria di libri che siccome sono stati scritti più di 100 anni fa, gli editori pensano debbano per forza essere ormai ridotti per la più tenera età. Come “Alice nel Paese delle Meraviglie” o “I viaggi di Gulliver”, o “Robinson Crusoe”, tanto per capirci.

Invece, nonostante le mie remore, mi sono appassionato praticamente da subito alle avventure descritte dallo splendido cazzaro irlandese. Cazzaro perchè la sensazione che molta parte del personaggio di Maturin sia tagliato sull’autore, e che alcune caratteristiche fittizie gli siano poi rimaste appiccicate: da quelle più drammatiche, vedi il rapporto controverso con le donne e quello, dolorosissimo, con la figlia e con se stesso, a quelle più avventurose e “cool”, l’agente segreto, il grande duellista, l’uomo tutto di un pezzo…

A volte l’autore riscrive se stesso, e se ne accorge solo dopo molto, nel rileggersi.

Comunque sia; io sono un lettore pigro, e questi libri mi hanno messo duramente alla prova. Sono abituato a leggere magari una riga su tre, perchè di solito non c’è molto altro che valga la pena; invece, qui, devi stare attento a ogni singola parola, perchè altrimenti ti perdi il senso di una conversazione, di un avvenimento, che più tardi ti risulterebbero incomprensibili.

E sarebbe un disastro, perchè O’Brian, con una verve davvero insolita sia nel suo genere che in altri, di avvenimenti ne racconta davvero tanti. I suoi personaggi sono a tutto tondo, si è sempre nel mezzo dell’azione, i dialoghi realistici e intelligenti, l’approfondimento delle tematiche notevole.

E non si pecca certo sul piano della ricostruzione storica, che anzi è un punto di forza inarrivabile di questo scrittore, che smerda senza problemi molti autori cosiddetti “storici” tanto in voga.

Insomma: è un viaggio che mi sembra di potervi consigliare a cuor leggero, a partire dalla prima tappa, “Primo Comando”, e a seguire con regolarità, senza saltare un solo porto. Anche se la qualità inesorabilmente poco a poco decade, su questo non ci si può fare nulla: non è che si possano creare 20 capolavori di fila. 

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